Ho trovato un articolo che sostiene la necessità della presenza dei parchi nelle grandi città.

Cito questo passaggio:

Infondiamo un po’ più di Campagna nella nostra Città. Lasciamo che i nostri occhi gioiscano nel soffermarsi su qualcosa di diverso dalle interminabili facciate di mattoni e pietra. Facciamo sì che nasca un luogo di bellezza naturale, verdeggiante, nel mezzo dell’attuale aridità – che accolga nel suo grembo fitto fogliame, pieno d’aria fragrante che ci distolga dai nostri troppo assorbenti affari – ben tenuto e curato; ed entro questi confine ombrosi, le magnifiche creazioni artistiche – dove il genio porta le sue offerte, e Natura e Arte si mescolano ad evocare immagini di placida e serena bellezza – egualmente aperte al ricco e al povero – a contribuire alla gioia e all’elevazione del sano e del malato, dell’uomo contemplativo come di quello d’azione.

Fa impressione la modernità degli argomenti e dei toni.

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3 Responses to New York, 1852

  1. Java di Lungoni says:

    Mi fai venire in mente un architetto pittore viennese che voleva che le case si adattassero nella forma e nella sostanza alla natura:

    “Da quando ci sono urbanisti indottrinati e architetti standardizzati, le nostre case sono malate.[..] Si rende quindi necessaria una nuova professione: il medico dell’architettura. Il medico dell’architettura non fa altro che ristabilire la dignità umana e armonizzare la creazione umana con la natura. Non occorre radere tutto al suolo, basta apportare cambiamenti in punti strategici, senza grande dispendio di energie o di denaro. È necessario riportare i corsi dei fiumi, precedentemente livellati, ai dislivelli originari, spezzare la sterile e piatta skyline,trasformare i tetti in una superficie discontinua e ondulata, agevolare la crescita della vegetazione spontanea nelle fessure dei muri e dei marciapiedi, dove non arreca disturbo, modificare le finestre e arrotondare in modo irregolare angoli e spigoli. Il medico dell’architettura è competente anche per operazioni chirurgiche più decisive, come la rimozione di muri e l’installazione di torri e colonne. È sufficiente riconoscere il diritto della finestra, ricoprire di vegetazione il tetto, lasciar crescere l’edera, dare ospitalità agli alberi-inquilini.se si lasciano danzare le finestre, dando loro forme diverse e introducendo quante più irregolarità possibili sulle facciate e negli interni, la casa può guarire. La casa inizia a vivere. Ogni casa, per qunto brutta e malata, può guarire.”

    24 gennaio 1990

    Friedensreich Hundertwasser

    Non è la città che si impone sulla natura, ma l’edificio che si adatta ad essa

    http://www.hundertwasser.it/?page_id=6

    http://www1.kunsthauswien.com/english/mainindex.htm

  2. pm says:

    Questo Hundertwasser è un genio.

  3. stefania says:

    concordo sul genio!!!!
    mi sapete dire di chi è la citazione in alto?^_^
    veniteci a trovare… http://www.hundertwasser.it

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