Come stai? Come va? Tutto bene?
Sono una vittima di tutti quelli che subiscono le domande del titolo: come stai? come va? Tutto bene? E allora? Cosa mi racconti?
Tutte varianti della stessa peste linguistica, che è anche una peste esistenziale.
Domenica 9 febbraio, Che tempo che fa, intervista a Guido Ceronetti.
Alla fine dell’intervista (minuti 23.30-24.06), Fazio cita La fragilita’ del pensare, voce domanda.
La domanda più indiscreta, più insolente, più insoffribile e la più comune anche, la più poliglotta, la più persecutoria al telefono e faccia a faccia, la domanda che mette la tortura, che chiama la verità, perché la si formula per avere in risposta una miserabilissima bugia è: “come stai?”
pm :: Feb.10.2009 :: Uncategorized :: 3 Comments »

E’ una classica e non ce ne libereremo mai. Un mio amico rispondeva con “Male, passiamo alla prossima” ma erano vent’anni fa ormai…
Evitare la domanda è altrettanto difficile che trovare una buona risposta.
Bisognerebbe chiedere a un ebreo, che risponderebbe con un’arguzia ineguagliabile o a un gesuita, che risponderebbe con un’altra domanda.
Eric Berne ha intitolato un suo libro “Ciao, e poi?”, proprio su questo aspetto della vita quotidiana.
Io sono passivo. Inizio con “ciao” e poi aspetto la domanda.
Da sardo, non considero indispensabile fare conversazione.
Concordo pienamente con il Sig.Ceronetti,domanda più insulsa e cattiva non esiste.Guarda caso viene fatta sempre questa domanda soprattutto a chi sta attraversando un momento difficile.La perfidia umana non conosce limiti.Sartre aveva ragione a sostenere che “L’inferno sono gli altri”…