Sono una vittima di tutti quelli che subiscono le domande del titolo: come stai? come va? Tutto bene? E allora? Cosa mi racconti?

Tutte varianti della stessa peste linguistica, che è anche una peste esistenziale.

Domenica 9 febbraio, Che tempo che fa, intervista a Guido Ceronetti.
Alla fine dell’intervista (minuti 23.30-24.06), Fazio cita La fragilita’ del pensare, voce domanda.

La domanda più indiscreta, più insolente, più insoffribile e la più comune anche, la più poliglotta, la più persecutoria al telefono e faccia a faccia, la domanda che mette la tortura, che chiama la verità, perché la si formula per avere in risposta una miserabilissima bugia è: “come stai?”

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3 Responses to Come stai? Come va? Tutto bene?

  1. Carlo says:

    E’ una classica e non ce ne libereremo mai. Un mio amico rispondeva con “Male, passiamo alla prossima” ma erano vent’anni fa ormai…

  2. pm says:

    Evitare la domanda è altrettanto difficile che trovare una buona risposta.
    Bisognerebbe chiedere a un ebreo, che risponderebbe con un’arguzia ineguagliabile o a un gesuita, che risponderebbe con un’altra domanda.
    Eric Berne ha intitolato un suo libro “Ciao, e poi?”, proprio su questo aspetto della vita quotidiana.
    Io sono passivo. Inizio con “ciao” e poi aspetto la domanda.
    Da sardo, non considero indispensabile fare conversazione.

  3. lunatica says:

    Concordo pienamente con il Sig.Ceronetti,domanda più insulsa e cattiva non esiste.Guarda caso viene fatta sempre questa domanda soprattutto a chi sta attraversando un momento difficile.La perfidia umana non conosce limiti.Sartre aveva ragione a sostenere che “L’inferno sono gli altri”…

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